Cara Ministro Bongiorno, noi non accetteremo di far tornare indietro le lancette dell’orologio

Con il testo del Disegno di Legge sulla P.A. presentato dal Ministro Bongiorno titolato “miglioramento della Pubblica Amministrazione”, si rende evidente la volontà della Politica di mirare al controllo diretto della macchina pubblica. 

Foccillo (UIL) ricorda che “il Ministro Bongiorno al suo esordio aveva affermato di non voler legare il suo nome ad alcuna nuova riforma. Ora evidentemente ci ha ripensato – aggiunge - ma con la solita logica dei molti governi passati: l’unico obiettivo che si rileva da questo intervento è quello di cancellare il ripristino della contrattazione, attraverso un colpo di spugna dell’Accordo del 30 novembre 2016 tra Governo e Sindacati confederali, quello  che, ha reso possibili le necessarie modifiche normative e quindi i rinnovi contrattuali 2016-2018, ed avuto il pregio di ripristinare il giusto equilibrio tra legge e contratto e di restituire valore alla contrattazione e dignità ai lavoratori”.

Secondo Turco: “il DDL Bongiorno a tratti in modo esplicito, in altri sottinteso, ripropone tutti gli aspetti negativi della riforma Brunetta, ad iniziare dalla rivisitazione del rapporto legge-contratto e delle clausole di inderogabilità, per finire con la riproposizione delle famigerate fasce di merito, che predeterminano indipendentemente dalla qualità del lavoro, una quantità di lavoratori a cui non potrà essere corrisposto alcun emolumento”.

Prosegue Librandi: “L’unica vera riforma è investire in qualità, non contro i dipendenti ma per valorizzare la loro professionalità. Ricordiamo che le Commissioni previste nel CCNL per riconoscere l’evoluzione professionale nei nostri Comparti non sono mai partite. Ci vuole un Piano straordinario per le assunzioni e ricordiamo, in particolar modo, il paradosso in sanità, dove le assunzioni sono vincolate all’1.4% riferito alla spesa del personale del 2004. Le nuove norme sulle assunzioni determineranno ritardi, vista l’impossibilità di scorrimento delle graduatorie oltre i vincitori di concorso. Ci auguriamo che la disponibilità al confronto, appena avviata, sia con il Ministro che con la Conferenza delle Regioni prosegua per contribuire a realizzare una riforma che rilanci i servizi pubblici.”

Per Turi: “Voler perseguire con la rigidità della legge la governance del lavoro nella scuola, significa rassegnarsi alla lentezza burocratica e all’immobilismo amministrativo che è il problema da risolvere. La Scuola non si amministra, si governa e solo le regole flessibili della contrattazione collettiva sono in grado di farlo efficacemente. Del resto, se il governo, dubita della propria capacità negoziale e non si fida di se stesso e delle proprie argomentazione, preferisce rifugiarsi dietro la legge, piuttosto che accettare il confronto con il sindacato. In verità nulla di nuovo rispetto ad un governo che si definisce del cambiamento.

Per Ostrica: “Per settori come la ricerca e l’alta formazione serve una programmazione di medio lungo periodo: mettere mano continuamente alle norme crea solo ritardi, contenziosi, perdita di risorse. Insistere sul concetto di performance, che solo apparentemente premia ma sostanzialmente punisce, significa aldilà delle parole ribadire il concetto che la pubblica amministrazione è piena di fannulloni opportunisti, e che nella pubblica amministrazione la cattiva qualità dipende solo dai singoli e non anche da una organizzazione sbagliata, discontinua, taccagna”.

Queste sono le tematiche di fondo che inducono la UIL e i settori del pubblico impiego a rivendicare il ruolo negoziale e di confronto a cui il Governo non può sottrarsi.

 

Roma, 20 febbraio 2019