Pensioni, per il pubblico impiego quota 100 fa rima con discriminazione

Le discriminazioni nei confronti dei pubblici dipendenti sembrano non finire in tema di pensioni. Il riferimento è, come avete potuto capire dal titolo, diretto al prepensionamento con quota 100 e alle indiscrezioni che indicano ulteriori penalizzazioni per chi lavora nel pubblico impiego, le ennesime in tema pensionistico.

"Il lavoratore pubblico - ha spiegato in merito il Segretario Confederale della UIL con delega al pubblico impiego, Antonio Foccillo - è già penalizzato riguardo alle finestre d'uscita per la pensione, in quanto queste sono previste solo dal mese di luglio invece che da aprile come nel settore privato. Dalle indiscrezioni, inoltre, emerge un´ulteriore penalizzazione nei loro confronti: la liquidazione del TFR o TFS risulta possa essere incassata solo nel momento in cui saranno raggiunti i requisiti previsti dalla legge Fornero, ossia comunque i 67 anni o i 42 e 10 mesi di contribuzione, restando, inoltre, inalterati i criteri di liquidazione dei suddetti trattamenti di fine rapporto o servizio."

Partendo da questa esaustiva spiegazione, possiamo dedurre semplicemente che chiunque, tra i dipendenti pubblici, andrà ad usufruire del beneficio previsto da quota 100,  riceverà l’ammontare complessivo della sua buonuscita, nel caso in cui questa superi i 100.000 euro, solo dopo ben 8 anni. Si tratta di una discriminaziona inaudita, l'ennesima purtroppo, per chi ogni giorno manda avanti la macchina pubblica di questo paese. Sembrerebbe, infatti, che i dipendenti del settore pubblico, come ha sottolineato nella propria nota il Segretario Antonio Foccillo, debbano scontare il fatto di essere tali, pagando con continue differenze di trattamento rispetto a chi opera in altri settori. Ovviamente tutto ciò è inaccettabile e per questo la UIL e la UIL FPL faranno sentire la propria voce con decisione al fine di mettere una volta per tutte fine alle discriminazioni.

7 gennaio 2019