Policlinico Umberto I, tutto il personale in stato di agitazione!

Sono 700 i posti di lavoro a rischio presso il Policlinico Umberto I, con i salari in bilico e gli accordi disattesi. Basta con i direttori fai da te, il Policlinico va salvato da anni di gestioni di questo tipo. Quella che affrontiamo oggi, infatti, è una situazione insostenibile, dettata da scelte manageriali che stanno mettendo in ginocchio l’organizzazione della più grande azienda ospedaliara del Paese. Ecco perché con una nota congiunta, insieme a CGIL e CISL, abbiamo annunciato lo stato di agitazione di tutto il personale, con i circa 2000 dipendenti del Policlinico che si aggiungono ai 700 lavoratori esternalizzati della Coop OSA.

“A settembre - spiega la nota unitaria - abbiamo firmato un accordo aziendale per far riemergere il Policlinico dallo stato disastroso in cui è precipitato in questi anni. Ma all’impegno dei lavoratori non è seguita alcuna risposta da parte dell’azienda”, spiegano Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini.  “La riorganizzazione del personale continua ad essere decisa con atti sbagliati e unilaterali, sul regolamento della performance aziendale non si fanno passi avanti, sulla contrattazione non si rispettano né le regole né i tempi, con il rischio di una sospensione generalizzata del salario accessorio. Dobbiamo fermare questa deriva. Il risultato della nuova direzione è sotto gli occhi di tutti: lavoratori abbandonati e servizi in caduta libera. Vogliamo una vera riorganizzazione del lavoro, una seria politica per la produttività e misure concrete per valorizzare le competenze e far ripartire i percorsi di cura e assistenza”.

Si tratta di "questioni drammatiche che si sommano al gigantesco problema dei lavoratori esternalizzati che, dopo anni e anni di lavoro, grazie a questa gestione e alla latitanza della Regione Lazio, rischiano andare a casa dalla sera alla mattina. Noi non accettiamo che l’azienda continui a disinteressarsi dei lavoratori e dei livelli di assistenza. Abbiamo proclamato lo stato di agitazione del personale. E se ancora una volta non avremo risposte, siamo pronti a tutte le iniziative di protesta e mobilitazione”.

19 dicembre 2018